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Il gregge stupido

Aggiornato il: apr 27

I nuovi valori ai tempi del coronavirus


Un evento che è destinato a segnare la storia. Un’epidemia virale nei tempi delle connessioni virtuali che muta le abitudini del vivere quotidiano. Una improvvisa riscoperta di valori dimenticati. Giorno 5, l’attesa del picco che se resti a casa non ci sarà. La consapevolezza di un mondo che anche in questo momento si divide. Una nazione pronta a poggiare le sue già dolenti e fragili ginocchia sui duri effetti di un castigo voluto in nome della solidarietà umana.


Qui Italia, culla della civiltà, della rinascita e dell’umanesimo.


Ma buona parte dei nostri cugini occidentali non lo ha capito ed intende attuare cinicamente una strategia diversa, basata sul calcolo delle perdite di vite umane necessarie a superare la fase critica senza incidere negativamente sulla propria economia interna. Questo schieramento di nazioni, Gran Bretagna fra tutti, è conscio delle perdite di vite umane che vi saranno, ma non intende frenare la crescita economica in nome della resistenza naturale che il suo gruppo potrà sviluppare: la teoria del gregge.


Non importa quanti ne perderemo, la catena dell'infezione si interromperà quando un gran numero di appartenenti alla popolazione sono immuni o meno suscettibili alla malattia. Durante questo periodo, l’economia non dovrà fermarsi, anzi, azzardo, tali nazioni prospettano il beneficio di una posizione di supremazia rispetto agli altri attori di in un fragile equilibrio economico. I britannici mostrano i muscoli all’Europa, una vecchia fidanzata che hanno lasciato festeggiando in strada ed alla quale vogliono ostentare la ritrovata serenità. Il cinismo che trionfa sull’umano, la considerazione che la collettività si rappresenta come il gregge della teoria epidemiologica e non come popolo. Ragion per cui, in questo approccio, la priorità è mettere in campo tutte le misure che non rallentino l’economia, prima fra tutte quella monetaria, una ottusa religione che attanaglia la crescita.


Un gioco di nuovi equilibri geopolitici del mondo che verrà dopo il COVID-19. Questa la sfida che ci attende, per il nostro essere un Paese che in queste ore investirà ingenti risorse pubbliche, al limite della sostenibilità, per salvare vite umane e mitigare gli effetti della pandemia. Per la tutela di un bene indisponibile quale la salute come primo, inviolabile diritto di avere cure.


Ma tutto questo il virus lo ignora. Ci insegna qualcosa che i nostri avi hanno sperimentato e che noi abbiamo dimenticato: colpisce tutti senza distinzioni di sorta. Ai tempi delle pandemie dei secoli passati, il mondo non conosceva lo spread, non aveva dazi, non si rappresentava in algoritmi econometrici. Eppure i popoli combattevano contro questi nemici, ne uscivano comunque vincitori con le scarse risorse che avevano. Essi ci hanno lasciato un messaggio chiaro: siamo popolo, non gregge. La prevenzione e la cura sono priorità assolute, rappresentano valori di una religione laica che unisce i popoli nella comune battaglia contro un nemico invisibile che ridisegnerà il nostro comune futuro. Ecco perché la dicotomia fra le diverse reazioni è pericolosa. Il mondo che verrà non sarà diverso da quello finora conosciuto, ma saranno diverse le forze e gli equilibri.


Il nostro Paese pagherà carissima la sua sacrosanta azione a tutela del suo popolo con benefici anche per quelle nazioni che si gireranno sul lato opposto. Ma, dopo, sarà necessario combattere una nuova battaglia, un nuovo rinascimento. Mutare tutto, cambiare gli indici che misurano la ricchezza, aprire le porte alla solidarietà vera, ai valori umani in nome dei quali abbiamo vinto anche per voi che oggi vi girate dal lato opposto. Nessuno dovrà restare indietro, uno vale uno, oggi più che mai.


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