Non è più tempo di proroghe

L'inutilità dei rinvii ai nostri tempi

Ci risiamo. Ancora una volta. Tutti a richiedere la proroga. E stavolta non la si invoca perché il software ministeriale non gira o perché la circolare non è chiara o ancora perché non si rispetta una norma che da sempre rappresenta la carota per il contribuente, non lo Statuto. No stavolta è diverso. In poco tempo, si rischia che venga giù il mondo di carta che abbiamo costruito dalla seconda metà del secolo scorso in poi, un modello che si sperava contenesse tutte le nostre sacrosante differenze di pensiero o di aspirazione. Quel modello rischia di fermarsi, di trasformarsi in un enorme buco nero che, silenzioso, attrae e distrugge il sistema. Questo “veleno”, come lo si definiva nella Roma antica, è per il mondo democratico occidentale un sobillatore rivoluzionario, un subdolo oppositore dei principi liberali più radicati, potenzialmente più forte proprio laddove il mondo è (forse) più evoluto. Ed ecco perché il rischio dei danni collaterali al sistema economico rispetto alle vite umane fa emergere una riflessione: se sia il tempo in cui basti posticipare un adempimento, garantire un minimo slittamento di termini per poter rimettere in sesto il pugile colpito in pieno volto. No, non basta contare fino a nove e rimettersi sul ring, non è così.

Il veleno, dalle nostre parti, ha pigiato il tasto dell’allarme generale. Ed ha svelato che il sistema non è dotato di alcun protocollo per l’uscita di emergenza. Sette giorni passati per scrivere un decreto che assomiglia sempre più alle vecchie leggi finanziarie di fine anno, ove l’assalto alla diligenza era la tattica dei piccoli per tenere in scacco i grandi. Ove l’incertezza regna sovrana, se la mia posizione personale beneficia o meno delle norme. Certo , nel caso chiamo il commercialista che, di domenica notte, si studierà le carte. Tanto lui non è un essere umano, è un burosauro abituato ai meteoriti che cercano di annientarlo. Quel professionista, come tanti altri, ha contribuito a costruire il sistema e lo rende funzionale. Sarebbe pure pronto a scriverli i protocolli di emergenza, ma non riesce nemmeno a sedersi ai tavoli.

No, amici cari, anche durante il buio dell’emergenza, i nani restano tali. Il messaggio, invece, dovrebbe essere un altro: nessuno deve essere lasciato indietro. Se qualcuno si gira dall’altra parte invocando fantomatiche teorie epidemiologiche che rendono inutili gli interventi, lo si lasci andare. Oggi più che mai, tu fai lo Stato che si impegna nei confronti di tutti, cittadini, imprese e professionisti: dai risposte e garantisci certezze. Tu Stato devi essere il nostro compagno in questa avventura che nessuno aveva desiderato intraprendere. Ecco perché le proroghe che pensi di attuare, appartengono ad un mondo già antico pur dopo pochi giorni. I limiti, le verifiche di fatturato, i bianchi si, i neri forse, sei nella zona alfa o beta, hai i capelli biondi o meno, sono concetti da abolire. Oggi devi dare risposte, non sollevare nuovi problemi. Devi saper integrare le esigenze dei diritti sacrosanti alla salute e quindi alla vita, guardando alla tenuta del sistema. Altrimenti sarà anarchia. E per quella non c’è decretino che tenga. Per quella non basteranno le quarantene.

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